Sono in dieta?
Se si parla di “robe da mangiare” la prima cosa che mi viene in mente è il pane con il salame. A tutt’oggi, adulto (e vaccinato), il solo pensiero di un panino con quattro fette dell’insaccato (nostrano e possibilmente di norcineria domestica) mi provoca un piacere profondo associato a riflessi salivari pavloviani che affondano le loro radici nell’appetito infantile, tamponato con amore a casa dei nonni contadini.
Per la verità l’immagine evocativa si è evoluta: allora era la “bina”(1) o la “ciopa“(2) di pane comune ancora tiepida di forno e il sentore caratteristico proveniente dal “camarin”, insieme al profumo delle spezie scaturito dal taglio sapiente (né troppo sottile, nè troppo grosso). Oggi le medesime reazioni sono evocate anche dall’immagine di un tagliere, di un bicchiere di vino buono messo lì per parlar del più e del meno con gli amici al sabato sotto mezzodì.
A conferma dell’ancestralità di tali indelebili tracce nella corteccia entorinale del sottoscritto va segnalata la totale assenza di qualsiasi reazione neurovegetativa ad immagini o presenza di insaccati di fattura industriale.
- Bina era il termine usato dalla nonna paterna (friulana)
- Ciopa era il termine usato dalla nonna materna (vicentina)
Credits: https://www.panificiofantuzzi.it/; https://www.wineshop.it/it/blog/abbinamento-vino-pane-e-salame.html
